È arrivato anche per il nostro Bel Paese il momento di produrre energia elettrica, consumarla autonomamente e contestualmente condividerla tra più soggetti. Nel 2020 infatti, lo Stato italiano, prima con il decreto “Milleproroghe”, successivamente ratificato con l’articolo 42bis presente nella legge 28 Febbraio 2020 n.8, ha autorizzato l’associazione di consumatori finali e/o produttori di energia per “condividere” l’energia elettrica localmente prodotta, formalizzando di fatto per le comunità energetiche normativa e operatività delle varie istituzioni coinvolte.
Si tratta di una nuova opportunità che ha trovato già in altri paesi un grande successo (video Report RAI link) e in Italia sta catturando ogni giorno un crescente interesse. Le strade possibili sono due:
Nella prima situazione, il tipico caso del condominio, le persone in gruppo possono suddividersi il costo dell’impianto per ottenere l’incentivo di 100€ per MWh per vent’anni. Le persone devono quindi produrre e consumare nello stesso edificio.
Nel secondo caso, permette di abbracciare più soggetti e diverse strutture. Nel caso per esempio di piccole aziende vicine che possono associarsi, anche con privati o enti pubblici, per produrre e consumare energia da fonti rinnovabili. I vincoli sono quelli di appartenenza alla stessa cabina secondaria, e la realizzazione di un nuovo impianto della potenza massima di 200kW. In questo caso l’incentivo è di 110€ per MWh.

Se aziende diverse (almeno due) decidono di costituire una comunità energetica, possono sostenere il costo di uno o più impianti fotovoltaici per una potenza massima di 200kW. Il costo dell’impianto, ipotizzato in € 130.000,00 vedrebbe un rientro in circa 4 anni, stimati per una producibilità nella regione Veneto. Il contributo prevede infatti il riconoscimento da parte del GSE di 110€ per MWh, circa 30.000€/anno, oltre a ulteriori sgravi per gli oneri di trasmissione, alla possibilità di cedere l’energia e vederla valorizzata, e accedendo alla defiscalizzazione del 50%.
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